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Due Parole
"Qualcuno si è chiesto: perché un giornale per parlare della sanità in Friuli Venezia Giulia? Per parlare dei medici, degli infermieri, dei nostri ospedali e dei nostri ambulatori?
O per parlare dei pazienti che quotidianamente sono visitati nelle loro case?
E dei politici e degli amministratori che gestiscono l’assistenza e la salute?

A chi vuoi che interessi?

Bene, non so a chi non interessi; ma, certo, se è vero che “quasi la metà del bilancio regionale” è “ingoiata” dalla Salute e dalla Protezione sociale, e che la spesa sanitaria regionale cresce di 3 o 4 punti percentuali l’anno mentre il prodotto interno lordo della nostra regione (i soldi che avremmo per fare andare la macchina; insomma) è di poco superiore all’1%, forse a qualcuno potrebbe interessare sapere come si fanno le cose nel “pianeta sanità”, come si “vive” la sanità della nostra regione, come “cambiano”, se cambiano, la sanità e l’assistenza.

Sicuramente parlare della sanità in Friuli Venezia Giulia dovrebbe interessare anche ai cosiddetti “operatori” della salute; a quanti quotidianamente sul campo, a volte non adeguatamente informati, devono poi convivere con i progetti dei nostri politici, dei nostri amministratori e dei sindacati che con politici e amministratori contrattano strategie e attività dei loro iscritti.
Forse un giornale che parli della nostra sanità e dell’assistenza che noi riceviamo, interessa a quanti si interrogano, e si dovrebbero interrogare, sul futuro di scelte che sempre più sembrano vincolate dai “bilanci” e “pareggi” di esercizio, dai cambiamenti della nostra società o dal rispetto delle volontà dell’utente/paziente anche di fronte a momenti difficili quali la morte o la malattia cronica incurabile e progressiva, o la scelta di una procreazione cosidetta “responsabile”.
Sicuramente parlare della sanità in Friuli Venezia Giulia interessa ai cittadini; e quindi anche ai nostri medici, ai nostri infermieri, a tutti gli “operatori della salute”.
Anche perché, in momenti di scelte come quelli che viviamo, di confusione diffusa e complessiva, interrogarsi, conoscere cosa accade, uscire dagli ambulatori o dagli ospedali, partecipare alle scelte in modo convinto o discuterle può solo aiutare a migliorare i servizi e a contribuire ad una maggiore chiarezza.
La sanità cambia; la sanità e l’assistenza cambieranno.
Sempre più la visione di una salute gestita negli ospedali confligge con l’idea di una salute gestita al domicilio dell’utente/paziente.
Agli ospedali è richiesta la cura dell’acuto o la programmazione degli interventi specialistici necessari a consentire comunque il ritorno a domicilio; al territorio (parola quanto mai vaga in cui ricomprendere famiglie, dottori, infermieri, ecc.) si chiede capacità di gestione e di carico per patologie che sino a poco tempo fa erano trattate e seguite in ospedale.
Gli amministratori chiedono risparmi:
sul numero degli esami che vengono prescritti,
sulla quantità di medicinali che vengono consigliati,
sulle attività dei medici e del personale sanitario.
I medici, gli infermieri, gli assistenti, si interrogano sulla loro funzione, sul loro futuro; mentre ogni categoria cerca nuove regole e nuovi spazi. Mentre ogni categoria si sente ostaggio dell’altra.
I medici di medicina generale come vivono questi cambiamenti?
Cosa sentono?
Come vedono, da liberi professionisti, il loro integrarsi nei Distretti sanitari?
Quanto i loro colleghi che partecipano alle attività di coordinamento, e che li rappresentano, li informano sulle scelte, sugli indirizzi della sanità che cambia?
Quanto sono informati su questi cambiamenti?
E gli infermieri:
come nei servizi infermieristici vivono il loro ruolo?
Come riescono a rapportarsi tra loro,
con gli utenti/pazienti, con i medici?
E i medici degli ospedali?
Queste sono solo una piccola parte delle domande cui il cronista vorrebbe suggerire alcune risposte, e che credo possano essere di interesse, e che rispondono alla domanda: perché un giornale?
Perché parlare di sanità?
Ecco: il cronista penso abbia molto da raccontare; ed è quello che proveremo a fare, che cercheremo di fare, stimolando, indicando, forse a volte scalciando, ma d’altro canto non abbiamo alcuna ambizione se non quella di essere letti per un attimo, perché in fondo una volta i giornali servivano, alla fine, solo, al mercato, per incartare il pesce.